Una Pinacoteca tutta nuova

Se l’ultima volta che siete entrati alla Pinacoteca di Brera risale ai tempi della scuola quando avete visto per la prima (e ultima) volta lo Sposalizio della Vergine di Raffaello grazie a una gita di classe dovete assolutamente recuperare il tempo perso. Troverete un museo tutto nuovo: moderno, elegante e curato, finalmente degno dei capolavori che custodisce. Finalmente all’altezza di una capitale europea quale Milano punta a essere. E non pensate a chissà quale stravolgimento, sono cambiati solo dei dettagli ma la sensazione, entrando, è che qualcuno abbia aperto le finestre dopo anni, sbattuto le tende piene di polvere, lucidato l’argenteria e riordinato le sale, una dopo l’altra, grattando via quella patina ministeriale che ancora riveste luoghi bellissimi come le Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Il merito, va detto, è del nuovo direttore James Bradburne che due anni fa, arrivato a Milano da Firenze, ha deciso di non puntare sulle grandi mostre ma sulla straordinaria collezione con un nuovo allestimento che sala per sala ha ormai quasi concluso il percorso (mancano due sale). I quadri esposti sono sempre gli stessi, anzi qualcuno di meno. Nuove sono le tinte forti alle pareti – possono non piacere ma senza dubbio mettono in risalto le opere -, le panche disegnate da Cappellini, l’illuminazione, le didascalie, il bookshop al piano terra e, in arrivo a settembre, in bar. Dettagli? Forse, ma di grande effetto. E il risultato è evidente: i milanesi, che negli anni avevano colpevolmente dimenticato un museo che custodisce capolavori come la Cena di Emmaus di Caravaggio, Cristo morto di Mantegna e Fiumana di Pellizza da Volpedo, sono tornati ad affollare le sue sale.

Le ultime inaugurate sono le napoleoniche, le più prestigiose, che fino al 1° luglio ospitano un dialogo bellissimo (nella foto) fra Venere e amore di Camillo Boccaccino (pittore cinquecentesco meno noto) della collezione privata Poletti, in comodato d’uso alla Pinacoteca per cinque anni, e Venere e amore di Procaccini (da notare la firma del pittore fra i peli dell’ascella) che invece resterà a Brera fino al 1° luglio. Ma vedrete anche che sorpresa il corridoio dove erano ospitate le collezioni di arte moderna (Jesi e Vitali) che l’anno prossimo andranno a Palazzo Citterio: uno spazio irriconoscibile senza l’allestimento di Albini, oggi dedicato al ‘400 e ‘500, a partire dagli affreschi di Bramante appena stati restaurati.

Pinacoteca di Brera, via Brera 28, orario: mart-dom 8.30-19.15; ogni terzo giovedì del mese il museo chiude alle alle 22.15; ingresso 10 euro.

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