Cappella Portinari, adagio per ripartire

In un settembre più difficile degli altri, mentre cerco di organizzare la ripartenza nell’incertezza totale di quel che succederà, ricomincio dai fondamentali, che sono i miei “adagi” preferiti, pietre miliari delle mie passeggiate in città, luoghi dove mi piace tornare con regolarità perché ogni volta c’è qualcosa che mi sorprende o perché restano sorprendenti anche quando li conosci a menadito. Angoli di pace dove il bello straripa e capisci che la mano dell’uomo è in grado di fare grandi cose e che il nostro destino sarebbe quello di volare alto non di rimanere sempre con la testa piegata sui nostri cellulare. Così, per riprendere le buone abitudini, sono tornata alla Cappella Portinari, gioiello nascosto dentro (o dietro) la chiesa di Sant’Eustorgio, che ancora troppe persone in città non conoscono (è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18).

Chiusa solo su due lati da un’infilata di case di ringhiera, piazza Sant’Eustorgio di giorno è bellissima e vale una visita con la doppietta chiesa (con il sarcofago dei Magi) e cappella, sepoltura che Pigello Portinari, gentiluomo trasferitosi a Milano nel 1452 per assumere la direzione della filiale lombarda del Banco Mediceo, commissionò a metà del Quattrocento per custodire la reliquia di San Pietro Martire, capo dei domenicani, diventata sepoltura della famiglia. E’ un angolo di rinascimento fiorentino in città. Per anni la critica la attribuì alla mano di un architetto toscano, solo nell’Ottocento, grazie alla riscoperta degli affreschi che ne ricoprono le pareti, è stata ricondotta al pittore lombardo Vincenzo Foppa, ma l’imprinting resta quello degli artisti che lavorarono alla corte dei Medici.

Prudenza

Non perdetela, anche da fuori imboccando via Santa Croce da cui si ha una bella visuale dei volumi architettonici (nella foto grande). L’ingresso è da piazza Sant’Eustorgio 3, lo stesso portone da cui si accede al Museo Diocesano. La Cappella è poco indicata e richiede un biglietto a parte legato al museo della chiesa adiacente, meno interessante, che si attraversa per arrivare al sepolcro. Una volta entrati vi sorprenderà lo spazio, isolato e a pianta centrale, la cupola a spicchi dipinta a scaglie policrome che alludono all’irradiarsi della luce divina, costellata di busti degli apostoli e dottori della chiesa, e il ciclo pittorico. Il pezzo forte sono l’Annunciazione e l’Assunzione della Vergine, due affreschi legati alla figura di Maria in onore del culto della Vergine promosso da Pietro da Verona, soggetto degli affreschi delle pareti laterali che celebrano il frate in qualità di predicatore, esorcista, taumaturgo e martire. Splendida l’arca in marmo di Carrara contenente il corpo di San Pietro Martire, trasferita nel 1736, ma realizzata nel Trecento su commissione dei domenicani e sorretta da otto pilastri in marmo rosso cui sono addossate otto statue che rappresentano le virtù. La mia preferita è la Prudenza, scolpita con una testa di donna dai tre volti.

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