Le avventure di uno chef 3 stelle e 1/2, forse il più grande

Finalmente possiamo riderci sopra. Dopo lo straordinario sommelier – vi ricordate “è rosso”, “è finito”? -, a demolire l’esasperazione della cucina gourmet arriva Alain Tonné, unico chef tre stelle e mezzo del mondo, “forse il più grande”, sicuramente il più spregiudicato e ambizioso, un uomo che non si scoraggia davanti a niente. Al contrario affronta prove delicatissime con maestria e nervi saldi: costringe un gabbiano a fumare tabacco aromatizzato, taglia fili d’erba selvatica alla julienne, soffoca un cervo con la colla di pesce e inventa una geniale cena ipotetica per la serata di gala del G44 al Bosco Verticale per evitare una “crisi gastrica internazionale”. Nel castello scozzese di John John Federico – “120 stanze e uno stuolo di servi che faceva sembrare Downton Abbey il condominio di Un posto al sole” – ha il dilemma di come conciliare le tante variabili dei gusti degli ospiti: “gli amici di Wall Street, intolleranti ai cibi solidi perché abituati a nutrirsi solo di energy drink allo zenzero e cocaina. Le amiche di Manhattan intolleranti agli amidi, al lattosio, alle noci, alle fave corte, agli zuccheri semisaturi, alle farine mantecate, alla maggior parte dei metodi di cottura e al buonsenso. I conoscenti vip intolleranti agli analcolici”. E se la cava con un menu a tema brughiera, chiaramente a base di radici.

E’ Lenticchie alla julienne di Antonio Albanese (ed. Feltrinelli): il più divertente ricettario che abbiate mai letto, con 30 esilaranti ricette (dal Paté d’animo ai Granchi spossati al cedro) e 14 capitoli che raccontano le spericolate avventure di Alain Tonné; uno show su carta di alta cucina (e comicità) che smonta pezzo per pezzo la moda dei ristoranti stellati, gli chef-star, le gare televisive, l’ossessione per il cibo e la mania per gli ingredienti ricercati; una carrellata di assurdità talmente ben orchestrata che si ride dalla prima all’ultima pagina. Il personaggio inventato da Albanese è come sempre pieno di umanità e ricorda moltissimo le follie e gli eccessi della cucina, dalle sperimentazioni estreme all’ondata salutista che ha cambiato il nostro modo di stare a tavola. E’ un prontuario del buon umore, un libro da regalare a tutti gli appassionati di cucina che si prendono troppo sul serio: Albanese riesce, con la solita grazia, a scimmiottare le nostre fisime e ironizzare su un mondo che ha trasformato i cuochi in maître à penser.

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