Brevi momenti di felicità

I danesi dicono hygge, termine intraducibile (e impronunciabile) che dalle fredde terre del Nord è arrivano alle nostre latitudini per ricordarci l’importanza dei piaceri di tutti i giorni legati a una sensazione di comodità, accoglienza, intimità. All’italiana si potrebbe dire la capacità di gioire della semplicità delle piccole cose che rendono la vita migliore. Una consolazione? Anche. Ma chi l’ha detto che la felicità cui tutti aneliamo alla fine non sia altro che la somma di tanti brevi momenti di gioia quotidiana che messi insieme fanno la differenza?

Ognuno ha i suoi e dovrebbe fare di tutto per proteggerli, coltivarli e soprattutto tenerli bene a mente, altrimenti finisce che scappano via nell’inconsapevolezza, e sarebbe un peccato. Provo a elencarne qualcuno dei miei, in ordine sparso: indossare un paio di calze a righe (meglio se nuove), mangiare una fetta di torta al cioccolato, bere un the verde bollente anche quando fuori ci sono trenta gradi, comprare un mazzo di tulipani colorati la domenica mattina, risolvere un rebus della Settimana enigmistica, leggere l’oroscopo di Internazionale il venerdì. E ancora il caffè al bar, la crema per le mani, il primo sorso di un bicchiere di vino rosso a fine giornata, l’incipit di un libro… e potrei andare avanti ancora se non fosse che un bel po’ di questi piaceri, perfetti antidoti alla frenesia moderna, li ho già raccolti nel libro Lisciare le orecchie a un bracco e altri piccoli gesti antistress (in libreria).

Da settembre a Milano Hygge è anche un bar, aperto in un angolo tranquillo dietro corso Genova (via Sapeto 3). Un posto super adagio che ho riconosciuto al primo sguardo dove si beve, si mangia, si chiacchiera, si lavora, si sogna ma soprattutto si staziona, da soli o in compagnia, per cinque minuti o cinque ore, con il computer o senza. Ma sempre con calma, abbassando la soneria del cellulare, per prendersi una pausa, leggere, isolarsi, tirare il fiato in quel poco/tanto tempo che ci possiamo concedere. Ci sono i giornali, i tavoli di legno in condivisione, un angolo raccolto come un privé, le torte fatte in case, un grande mappamondo dipinto sulla parete con i consigli di viaggio dei clienti e una lista di piatti originali per il pranzo. Chiedete pure ai ragazzi come si pronuncia il nome del locale, sarà la milionesima volta che lo dicono ma rispondono sempre con il sorriso.

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