Le storie di Letizia Battaglia

Gli intellettuali, con la straordinaria sequenza di ritratti di Pier Paolo Pasolini che apre la mostra, e i morti ammazzati da Cosa Nostra, insieme alle feste di famiglia, alle processioni religiose, ai comizi politici (Berlinguer, nella foto sotto) e ai bambini che giocano alla guerra nei vicoli di Palermo, in una fiumana di umanità varie di grande impatto emotivo che raccontano la storia recente del nostro paese. Non perdete Storie di strada di Letizia Battaglia, straordinaria mostra a cura di Francesca Alfano Miglietti e allestita nelle stanze di Palazzo Reale che la fotografa siciliana ha inaugurato di persona qualche giorno fa, tornado a Milano dopo 40 anni a celebrare una carriera che qui è cominciata, nel 1971, quando all’età di quarant’anni iniziò a fotografare per le pagine del Corriere della Sera e del Giorno. Ripartita poco dopo per Palermo, diventa fotoreporter dell’Ora, unica donna in un ambiente maschile, e testimonia con coraggio la lunga stagione delle stragi di mafia, realizzando immagini passate alla storia come il ritratto della mamma di Peppino Impastato, dignitosa e dolente, o l’uccisione di Piersanti Mattarella, con la foto che coglie il momento in cui il fratello Sergio trascina il suo corpo fuori dall’auto.

Costruita per capitoli tematici tutti di grande intensità, la mostra offre l’occasione di scoprire il talento di una fotografa che alla tecnica ha sempre preferito il senso, capace di fissare sulla pellicola con la stessa umanità un’anonima ragazzina che lava i piatti e il volto parlante di Edoardo Sanguineti, lo sguardo di Renato Guttuso, la malinconia di Elvira Sellerio insieme a decine di comparse, testimoni dei delitti di Cosa Nostra. Perché per lei tutto era reportage e per reportage intendeva l’urgenza di “andare al cuore delle cose, scavare con le immagini”, inseguendo non tanto lo scatto perfetto, l’inquadratura originale, quanto il significato di quello che le si mostrava davanti agli occhi. Leggete le citazioni sui muri e ascoltate la storia di Letizia nell’interessante intervista che viene proiettata alla fine del percorso perché Battaglia non è solo una fotografia unica, è anche una donna speciale, che ha vissuto una vita andando controcorrente.

“Consiglio di fotografare da molto vicino, a distanza di un cazzotto, o di una carezza”, scrive Letizia. Che pugni e carezze dispensa in egual misura in questa esposizione imperdibile e toccante, frutto di uno sguardo carico di empatia, capace di mostrare il reale senza alcuna indulgenza.

Storie di strada”, Palazzo Reale, fino al 19 gennaio 2020, ingresso 13 euro

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