Artemisia e Lippi, capolavori di Natale

Il bello del Natale è che porta a Milano due capolavori in prestito da musei e chiese italiane, esposti in due allestimenti singoli, immersivi, in grado di sprigionare tutta la loro potenza espressiva offrendo non solo la possibilità di ammirarli con calma, ma anche di guardarli da vicino, ad altezza occhi, cosa che difficilmente succede nelle sedi dove sono normalmente collocati. Le proposte natalizie sono due: Palazzo Marino, con il percorso in sala Alessi, gratuito, decisamente affollato (soprattutto nel weekend) e contingentato, che prevede una visita guidata di 15 minuti per gruppi di 25 persone; e il Museo Diocesano dove invece l’ingresso a pagamento (8 euro) tiene al riparo dall’effetto imbuto, rendendo la visita più piacevole, senza i minuti contati, passeggiando liberamente per una piccola mostra costruita come un viaggio di avvicinamento al quadro.

L’Annunciazione di Filippino Lippi

A Palazzo Marino è arrivata la bellissima Annuciazione di Filippino Lippi, un’iconografia classica insolitamente divisa in due tondi del diametro di un metro l’uno, racchiusi in due straordinarie cornici realizzate ad hoc da artigiani toscani alla fine del ‘400, solamente sei anni dopo che l’artista di Prato, figlio di Filippo Lippi, terminò la commessa ricevuta dai priori di Parte Guelfa nel 1482 che chiedevano un dipinto per la sala consiliare del municipio. Oggi i due quadri sono conservati al Museo di San Gimignano e in via eccezionale (solo un’altra volta nella storia hanno lasciato la città toscana) sono esposti a Milano in un allestimento elegante, che permette di vedere da vicino i tanti dettagli con cui Filippino arricchisce la scena: le due prospettive che volutamente non coincidono, le meravigliose vesti dell’Angelo annunciante, la luce che entra nella stanza di Maria, l’Annunciata, il paesaggio fiammingo sullo sfondo. In mostra fino al 12 gennaio 2020.

Al Diocesano invece quest’anno la protagonista è Artemisia Gentileschi, “l’unica donna in Italia che abbia mai saputo cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità” come scriveva Roberto Longhi nel 1919. In mostra c’è L’Adorazione dei Magi, la sua prima importante commessa pubblica, sintesi di una dolcezza insolita per chi conosce la crudele passione con cui la figlia di Orazio ritrae Giuditta che scanna Oloferne. Il quadro fu realizzato per la riqualificazione della cattedrale di Pozzuoli, scampata all’eruzione del Vesuvio del 1631 e per la prima volta esce dalla chiesa per giungere a Milano dove è esposta fino al 26 gennaio 2020. Un dipinto monumentale raccontato nell’allestimento insieme alla storia della cattedrale che da sempre lo custodisce, riaperta nel 2014 dopo un restauro che ha riportato alla luce i resti del tempio di Augusto di epoca romana, valorizzati in un intervento moderno d vetro che insieme al coro barocco ne fanno un interessante mix di stili.

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