Raffaello, Bergamo e una buona polenta

La premessa è d’obbligo: per la pittura rinascimentale ho una passione smodata, un po’ come per Frank Sinatra, che poi fanno parte del stesso canone estetico super classico, che per alcuni lo capisco è davvero barboso. Quindi la mostra su Raffaello l’ho vista con le lenti distorte di una fan che a Milano non perde occasione di fare un salto alla Pinacoteca di Brera per vedere lo splendido Sposalizio della vergine. Detto questo, facendo un estremo sforzo di obiettività, mi sento di elencare almeno tre buoni motivi per approfittare di questi ultimi weekend invernali e organizzare una gita fuori porta a Bergamo dove, fino al 6 maggio, c’è la mostra “Raffaello e l’eco del mito” (alla Gamec, 12 euro).

Il primo è lo sguardo birichino de La Fornarina (nella foto), amante del pittore di Urbino, ritratta in un dipinto del 1518 che arriva da Palazzo Barberini (Roma): un quadro modernissimo nell’espressione, nella postura e nella veste che potrebbe essere stato dipinto anche secoli dopo. Visto dal vivo è bellissimo.

Il secondo è la sala con il San Sebastiano, quadro normalmente di casa alla dirimpettaia Accademia di Carrara (che merita una visita), intorno al quale è stata costruita l’esposizione perché da sola vale il viaggio con l’incredibile Ritratto di Elisabetta da Gonzaga di Raffaello, l’ancor più emozionante San Sebastiano di Perugino, maestro di Raffaello, e sempre di Perugino una bella Maria Maddalena. Mi sarei fermata tutto il giorno, se non fosse che il sabato le visite guidate per gruppi (troppe) intasano a ondate le piccole sale.

E se non siete ancora convinti aggiungo il terzo motivo, più prosaico ma non meno importante: la gita a Bergamo è sempre un bel adagio perché si raggiunge in meno di un’ora di macchina, si passeggia per le strade che portano alla Città Alta sempre deserte – prendono tutti la funicolare – e, una volta arrivati in cima, si gironzola intorno al Duomo e a piazza Vecchia aspettando l’ora di pranzo, che in inverno rischia di essere impegnativo, ma ottimo, con polenta o casoncelli. Da non perdere.

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