Regalatevi dieci minuti di Pietà

Avete mai provato a regalarvi un’immersione totale in un’opera d’arte? Una visita mirata per vedere un solo quadro o una scultura cui dedicare dieci minuti del vostro (già risicato) tempo libero? Dieci minuti soltanto, che sono pochissimi nelle 24 ore della giornata, moltissimi da trascorrere fissando un solo dipinto. Provare per credere! E se vi mettete alla prova scoprirete il disagio che talvolta si può provare di fronte alla perfezione di una prospettiva rinascimentale, il senso di comunione che può affiorare guardando un volto, uno sguardo così umano da sembrare vero, o semplicemente il piacere di farsi travolgere dalla bellezza di una composizione, dall’equilibrio fra le sue parti, dalla vivacità di alcuni dettagli… Il risultato è un’emozione che dura nel tempo, un’immagine che resta impressa negli occhi ben di più di un’intera mostra. Con benefici molto duraturi.

Ci sono luoghi, poi, dove l’immersione totale è più facile. Uno di questi è il Museo della Pietà Rondanini al Castello Sforzesco. Se non siete ancora andati non perdetelo perché regala un quarto d’ora di pace inaspettata, in un isolamento quasi totale dal fragore del mondo esterno. La statua è esposta in solitario e accoglie il pubblico di spalle, mostrando in primo piano la fragile schiena ricurva di Maria: un colpo di scena che vale la visita. Merito del nuovo allestimento firmato dall’architetto Michele De Lucchi inaugurato nel 2015 nell’ex ospedale spagnolo dove la Pietà è stata trasferita dopo cinquant’anni nella sala degli Scarlioni (di BBPR). Il progetto è essenziale e sfrutta lo spazio spoglio per dare risalto all’opera offrendo al pubblico la possibilità di goderne a pieno l’intensità, rievocando il significato della pietà in un’epoca che sembra averne davvero poca.

Un’annotazione storica. La Pietà Rondadini è l’ultima opera di Michelangelo, realizzata (e rimasta incompiuta) nel 1564, anno in cui morì all’età di 89 anni. Ma al blocco di pietra da cui è ricavata l’artista aveva iniziato a lavorare già nel 1553, abbozzando un’altra Pietà. Nella prima versione la Madonna reggeva in piedi il corpo esanime del figlio secondo un’iconografia già presente nel Medioevo. A un certo punto Michelangelo cambia idea ed estrae dallo stesso marmo una nuova composizione che vede il figlio sorreggere il corpo della madre: il risultato è una fusione delle due figure dove il confine fra chi sorregge e di chi è sorretto è confuso al punto da annullarsi.

E se avete mezz’ora in più allungate la visita con la mostra “Vesperbild”, letteralmente “immagine del vespro”, termine che rievoca il momento in cui il corpo di Cristo morto viene deposto nelle braccia della madre, Maria. Una piccola esposizione che racconta le origini dell’iconografia della pietà, chiudendo il percorso con un calco della famosa Pietà di Michelangelo esposta in Vaticano.

Museo della Pietà, Castello Sforzesco, chiuso il lunedì, ingresso libero il primo e il terzo martedì del mese.

 

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