La classifica degli alberi mangia smog

Sabato inaugura la nuova Biblioteca degli alberi a Porta Nuova che sarà un po’ leziosa – almeno l’idea lo è – ma almeno porterà in città un’altra buona dose di verde (90 mila piante in 10 ettari di terreno). Perché a quanto pare nonostante gli sforzi dei tanti volontari che negli anni si sono rimboccati le maniche e hanno rinverdito aree degradate costruendo giardini e orti condivisi che oggi costellano la città, Milano resta la pecora nera dell’Italia con 17,9 metri quadrati di verde urbano per abitante contro una media nazionale di 31,1. Un dato sconfortante visti gli sforzi fatti, che va di pari passo con l’emergenza inquinamento che ogni inverno si abbatte su una metropoli che guarda l’Europa ma ancora chiede ai ciclisti di indossare la mascherina.

E’ chiaro che bisogna fare di più. Ma aspettando le istituzione noi, nel nostro piccolo, come possiamo contribuire? Secondo gli esperti ogni punto di verde è in grado di fare la sua parte, e tanti punti in città fanno una piccola foresta, che significa non solo aria più pulita ma anche temperature più miti (il caldo anomalo di questo autunno dovrebbe terrorizzarci se fossimo un po’ più lungimiranti). Quindi forza, pollici verdi e grigi, rimbocchiamoci le maniche. Ora abbiamo uno strumento in più: una classifica stilata dalla Coldiretti degli alberi mangia smog, una top ten basata sulle tonnellate di anidride carbonica assorbite ogni 20 anni di vita della pianta. E anche se un esercito di betulle (nella foto) non sarà mai abbastanza potente da contrastare l’invasione delle automobili e l’uso massiccio di riscaldamento e condizionatori, tanto vale provarci. Nella peggiore delle ipotesi avremo solo una città più bella, anche se ugualmente inquinata.

Quindi invece di sprecare tempo con magnolie o ulivi da balcone, tanto vale puntare tutto sull’acero riccio, in cima alla lista con 3800 chili di anidride carbonica assorbite in vent’anni, e siccome la sua vita media è di 200 anni è un investimento a lungo termine che spazzerebbe dalla città 38 tonnellate di gas nocivi. In alternativa, al secondo posto della classifica troviamo a pari merito il cerro e la betulla verrucosa, con 3100 chili di Co2 eliminata, mentre ginkgo biloba (nell’arboreto dell’Orto botanico di Brera ce ne sono due esemplari di 250 anni meravigliosi), tiglio nostrano, bagolaro, tiglio selvatico, olmo e frassino se ne mangiano 2800. L’ontano nero, con 2,6 tonnellate, chiude la lista delle dieci piante già utili.

Non abbiamo più scuse, è arrivato il momento di occuparsene. E protestare se il governo gialloverde (al momento poco sensibile ai temi ambientali) non confermerà il provvedimento che era stato inserito l’anno scorso nella manovra e prevedeva uno sgravio fiscale del 36 per cento per chi coltivava terrazzi o giardini, anche condominiali.

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