Trippa, trattoria di carattere

A tre anni dall’apertura e qualche tentativo vano di prenotare un tavolo, finalmente un paio di sabati fa sono riuscita a mangiare da Trippa. Pura fortuna in verità. Un’idea dell’ultimo minuto, sicura di essere respinta per l’ennesima volta … e invece, al volo, ho acchiappato un tavolo da due che era appena stato disdetto. Perché Trippa fa parte di quei ristoranti – a Milano ormai troppi – dove devi telefonare con una decina di giorni di anticipo se vuoi andarci nel weekend.

Per mesi ne hanno parlato tutti, e anche questo non mi aveva invogliata a impegnarmi. Di solito i ristoranti troppo di moda non sono il mio genere. Poi c’era il nome, Trippa, che per una che mangia poca carne e detesta le interiora non invoglia. Anche se poi chi andava diceva: “Ma no che non c’è solo la trippa, ci mancherebbe”. Mi sono fidata, rimanendo scettica, ammetto, fino all’ingresso del locale, che appare allegro e affollato, arredato con semplicità come le vecchie trattorie di una volta.

Ci sediamo e arriva subito il menù che a discapito di quello che mi avevano detto è una lista per carnivori, con una propensione per i tagli poveri e i sapori forti. Piatti decisi, ben conditi, tutti con almeno un ingrediente che può non piacere. Un po’ spaesati entrambi – perfino il mio fidanzato, generalmente ben più avventuroso di me nelle ordinazioni – siamo prudenti: risotto con midollo alla brace per due e prima un antipasto a base di zucca e taleggio (io), pecora sott’olio con giardiniera (lui). “La prima volta fate bene a non fidarvi – scherza il cameriere -. La seconda sarete più temerari”. Dà per scontato che ci sarà una seconda volta, penso.

E aveva ragione. Perché Trippa è una trattoria che ha carattere e identità, che in una città dove i locali mancano di mordente e tendono all’anonimato modaiolo è un atout. Credo che in fondo sia questo il segreto del suo successo, perfino qui dove sono tutti a dieta, dove la quinoa ha fatto scuola e l’avocado entra in un piatto su due. Da Trippa, al contrario, il menù è verace e audace – molto coraggioso offrire ai milanesi una lista senza via di scampo -, i piatti sono ben cucinati, saporiti, sanno di tradizione con qualche rivisitazione che non guasta e sono a base di ingredienti di qualità che fanno la differenza. Una trattoria di una volta, anche se con prezzi di oggi (40 euro a testa). Per la cronaca: la pecora sott’olio era deliziosa, il risotto buono, però il midollo lo preferisco nell’osso dell’osso buco, spalmato sul pane e con un po’ di sale. La zucca un po’ pasticciata, comunque gustosa. La crostata alla marmellata di prugne ottima. Torneremo.

Trippa, via Vasari 3, 023674 1134

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