La Certosa e Vivian Maier

Dista trenta chilometri da Milano eppure si finisce per non andarci mai. Qualcuno l’ha vista da bambino, in gita scolastica, qualcuno l’ha intravista da lontano, lungo la strada, che si staglia maestosa all’orizzonte interrompendo la distesa di risaie. Io, confesso, ho superato i quarant’anni senza esserci mai entrata, nemmeno nelle rare volte in cui, da studentessa, andavo a Pavia a mangiare la pizza al taglio perché ci eravamo messi in testa che era più buona (e più economica).

Ho recuperato lo scorso fine settimana, in una domenica di sole, scoprendo un posto bellissimo. La magia inizia nel cortile di ingresso che ricorda le corti delle cascine lombarde, con la facciata rinascimentale della chiesa riccamente decorata. Ma la sorpresa è all’interno, in una chiesa gotica a tre navate, con cappelle affrescate che ospitano opere di Perugino, Bergognone e Campi, e volte dipinte di polvere di lapislazzuli. La visita, che parte dalla tomba di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este, è solo guidata, a gruppi ahimè troppo numerosi, bisogna dirlo. Ad accompagnare i visitatori sono i monaci cistercensi che dal dopoguerra abitano il complesso religioso. Il racconto, per chi riesce seguirlo, è avvincente e parte da Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, che nel 1396 fece innalzare il monastero per celebrare la sua grandezza. Un cantiere che dura decenni e vede lavorare alcuni degli architetti e degli artisti più importanti dell’epoca.

Se avete qualche ora in più allungate il viaggio fino a Pavia per fare due passi in piazza Duomo e dintorni, vedere le torri medioevali e arrivare fino al Castello Visconteo dove fino al 5 maggio è aperta la mostra di fotografie di Vivian Maier, la tata americana che ha immortalato la bellezza della vita di tutti i giorni nelle strade di New York e Chicago, capace di acchiappare in uno scatto l’autenticità delle persone. La mostra raccoglie 100 immagini fra cui alcuni celebri autoritratti in bianco e nero realizzati attraverso specchi o vetrine di negozi, e un interessante documentario che racconta la vicenda umana di una donna che per anni ha fotografato nel tempo libero, sviluppando solo una piccola parte delle sue foto, mai mostrate ad alcuno. Migliaia di negativi furono trovati dopo la sua morte. Venduti all’asta, o oggi sono di proprietà di alcuni collezionisti.

Se ci sta anche una tappa per mangiare e volete un consiglio – in zona non c’è molto – noi ci siamo fermati lungo la strada statale che dalla Certosa porta a Pavia, alla Trattoria Trappers a Samperone: piccola, accogliente, con una cucina genuina di piatti della zona a prezzi onesti.

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