Una panchina nell’Orto

E’ il mio antidoto contro il cattivo umore, uno dei rifugi antistress che preferisco, centralissimo eppure dimenticato da una città sempre di corsa. Una carezza per l’anima, uno spettacolo per gli occhi, un’oasi di pace che fa venir voglia solo di sedersi su una panchina e lasciare che il mondo fuori scompaia per sempre. Troppo? Se siete stati all’Orto botanico di Brera sapete che non sto esagerando. Se non ci siete stati andateci di corsa – eccezione ammessa in questo caso – perché non conoscerlo è un peccato capitale. Ora poi non c’è solo il giardino storico, quello con l’infilata di aiuole e cartellini in latino che riportano nomi impossibili da ricordare di piante antiche e rare: dietro un filare di tassi e agrifogli si svela un rigoglioso arboreto che l’anno scorso è stato rimesso a nuovo rendendo accessibile la parte più segreta (e magica) del giardino.

Durante la settimana è deserto, fatta eccezione per qualche impavido turista che si avventura nel verde seguendo le indicazioni di una guida. Piegati sulle aiuole ci sono solo i giardinieri che sistemano le piante. Il sole filtra fra i rami e l’unico rumore di sottofondo è il vociare degli studenti dell’Accademia di Brera che ogni tanto arriva da lontano. Se poi ci si inoltra nel piccolo arboreto la pace è assicurata. Lasciatevi tentare dalle panchine che invogliano alla sosta, regalatevi dieci minuti di tempo, dimenticatevi delle preoccupazioni (e del telefono) e abbandonatevi al piacere del dolce far nulla. Che in mezzo al bello viene benissimo!

Rispetto all’eleganza e all’austerità del giardino inaugurato da Maria Teresa D’Austria nel 1775 nel cuore del Palazzo di Brera, diventato un museo vegetale open air dove l’università Statale coltiva una prestigiosa collezione di piante, l’arboreto somiglia più a un pezzo di parco che a un giardino imperiale: un’oasi verde che gode di ampie zone ombreggiate dove invece di curiosare fra le didascalie si può passeggiare lungo il sentiero che si snoda fra i due monumentali Ginkgo biloba, patriarchi del giardino. Al centro c’è la vasca dei pensieri, variazione contemporanea della terza vasca d’acqua individuata nei progetti originali del giardino ma mai costruita: una panca di legno riciclato che riprende la forma ellittica delle vasche settecentesche pensata per stimolare la socializzazione in un’epoca che vive con la testa chinata sul cellulare.

A causa di lavori di ristrutturazione al momento si entra solo da via Fratelli Gabba 10.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...