Dongiò, cucina calabrese schietta

E’ sempre difficile consigliare un ristorante, e dopo aver dispensato consulenze gratuite per anni – Dove porto una ragazza per il primo appuntamento? Mia mamma compie 70 anni, un ristorante adatto a un pranzo di famiglia? – ho imparato che ogni suggerimento è rischioso e va contestualizzato. Ci sono difetti per me inammissibili a cui magari qualcuno dà meno importanza (il rumore) e viceversa mancanze che a me fanno sorridere e altri trovano inconcepibili. Per esempio sul servizio, lo ammetto, sono un po’ fissata e preferisco senza dubbio un cameriere caloroso e un po’ pasticcione all’algido professionista da stellato che conosce il menù ma manca di cuore. Mangiar fuori è soprattutto una gioia, mi piace condividerla con gli amici in un ambiente allegro. Poi c’è la garanzia: sono pochi i ristoranti che non sbagliano mai, da figlia di (ex) ristoratrice so per esperienza che la serata storta capita a tutti, che la comanda dimenticata in fondo alle altre è un errore, ma non fa statistica, sopratutto a Milano dove ci sono giorni off limits in cui sarebbe semplicemente meglio mangiare a casa. Quindi tolti tutti i posti dove si mangia maluccio, anche quelli dove ho mangiato bene possono non corrispondere alle vostre aspettative (e viceversa!).

Detto questo, che vale per tutti i post che leggerete da qui all’eternità, mi sento tranquilla nel consigliare il ristorante Dongiò: ho una buona statistica per dire che si mangia sempre discretamente bene a un prezzo più che ragionevole per essere Milano (30-40 a testa). I camerieri sono cortesi e preparati, i piatti schietti e saporiti come vuole la cucina del Sud, ingentiliti per il pubblico sempre a dieta che invade le trattorie della città sognando manicaretti che cucinati in versione originale sarebbe indigeribili per i nostri stomaci stressati. Il menù segue la tradizione calabrese con una scelta abbastanza varia che soddisfa anche chi come me non ama la ‘nduia (salame piccante) e il peperoncino, i dolci sono fatti in casa e squisiti, l’ambiente allegro e non troppo rumoroso, la disponibilità del tavolo nella norma e nonostante sia in uno degli incroci con il maggior tasso di ristorazione della città (fra via Muratori e via Corio) non c’è bisogno di prenotare con giorni di anticipo.

Sono stata qualche sera fa e confermo il giudizio delle altre volte: se cercate un ristorante dove andare tutte le volte che non avete voglia di cucinare, senza tante pretese ma che non delude, dove stare bene con poco è il posto giusto. Se poi amate i primi sono sicura che non resterete delusi, sopratutto con le paste fatte in casa come gli spaghettoni freschi con la colatura di alici e la bottarga (ottimi). Un classico è il caciocavallo silano alla piastra servito anche con la ‘nduja, pesantuccio ma chi l’ha mangiato una volta non riesce più a smettere.

Dongiò, via Corio 3, tel. 025511372

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