Nel silenzio dell’abbazia

Il bisogno sempre più impellente di silenzio, la voglia di disconnettersi e la necessità di ripulire la mente da tutto il superfluo che si insinua subdolamente anche contro la mia volontà mi spingono spesso verso luoghi di culto nonostante non sia una persona credente. Chiese chiostri e abbazie dove riposare qualche minuto (o qualche ora) lasciando che la quiete calmi e riordini il flusso matto dei miei pensieri, offrendomi l’occasione di un momento di riflessione tutto per me. Magari un giorno sarò in grado di sperimentare anche un vero ritiro spirituale, in monastero, i famosi sette giorni di silenzio assoluto, senza parlare nemmeno ai pasti, intanto mi accontento di una passeggiata cittadina là dove la preghiera è di casa e anche chi non professa alcuna religione è ben accetto, purché rispetti le regole.

Senza andare troppo lontano un indirizzo che amo è l’abbazia di Chiaravalle, complesso fondato nel 1135 da San Bernardo carico di storia e intriso di mistero come ogni monastero che si rispetti, da qualche anno attrezzato anche per accogliere i visitatori a mangiare in un piccolo ristoro sotto i grandi alberi del giardino. Lasciatevi alle spalle la fretta, dimenticate le code, la folla e lo struscio davanti alle vetrine del centro e immergetevi nella storia passeggiando lungo il Parco Vettabbia dove si arriva anche in bici grazie alla pista ciclabile che parte da corso di Porta Romana. Arrivati all’abbazia entrate nel complesso e lasciatevi stregare dal silenzio che circonda l’edificio medioevale tuttora abitato dai monaci cistercensi (tornati nel 1952) che seguono la regola benedettina “ora e labora” oggi come alle origini quando, arrivati dalla Francia, bonificarono i campi e fecero dell’abbazia il cuore di una azienda agricola.

In parte rifatto dopo una serie di demolizioni – non c’è più il chiostro progettato da Bramante – il monastero conserva il bel campanile soprannominato dai milanesi “ciribiciaccola”, la Madonna con il bambino di Bernardino Luini e un imponente coro barocco in legno che riempie l’austero interno della chiesa dove più volte al giorno i monaci dicono messa. Non perdete la bottega con gli scaffali colmi di tisane, miele, creme e saponi. Sabato e domenica visite guidate al chiostro e al mulino. Una curiosità: nel cimitero dei monaci fu sepolta Guglielmina la Boema (santa eretica del XIII secolo) sulla cui tomba nacque un culto condannato dall’Inquisizione. In quella stessa tomba, sette secoli più tardi, ha chiesto di essere sepolto Raffaele Mattioli, il banchiere umanista della Banca Commerciale, sostenitore di importanti lavori di restauro nel complesso monastico, oggi ricordato ancora con una messa annuale cui partecipa il gota della finanza.

Abbazia di Chiaravalle, via Arialdo 102

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