Una vita da collezionisti

Nella città che sta partendo per le vacanze, pedalare fra le strade oltre a via Melzo colonizzate negli anni Trenta dalla borghesia che non trovava più posto in centro, è un piacere inaspettato. Così arrivo fino a via Jan per scoprire la felice ossessione per il collezionismo dei coniugi Boschi Di Stefano e la loro bella casa al secondo piano del palazzo disegnato da Piero Portaluppi. Realizzato su richiesta di Francesco Di Stefano, papà di lei, Marieda, costruttore edile che alla fine degli anni Venti stava progettando un nuovo quartiere fuori dalla cerchia dei Bastioni, era destinato al “ceto imprenditoriale”. Condomini di qualità. Uno lo regalò ai suoi cinque figli, un piano ciascuno. Marieda e il marito, Antonio Boschi, vi abitarono tutta la vita, accumulando oltre duemila opere d’arte che accatastavano ovunque, stipate in piedi dietro la porta del bagno, pigiate sotto il letto, appoggiate ai braccioli delle poltrone di casa.

Una passione diventata ossessione dove riversavano tutti i loro risparmi “finché arrivammo al grande sacrificio dell’auto – racconta Antonio – in verità alquanto vecchiotta che, aggiungendo duemila lire, cambiammo con un gruppo di opere comprendenti Sironi, Tosi, de Chirico e Marussig. Oggi fanno sensazione, ma all’epoca amici e colleghi ironizzavano e ci commiseravano”. Acquisti rivolti ad aiutare artisti giovani perché “si trovano nel periodo della creazione libera e non sono ancora prigionieri di se stessi”, quadri comprati mai venduti, che dopo la donazione al Comune di Milano divennero il cuore del Museo del 900.

In via Jan ne sono rimasti a decine, roba da perdere la testa. Le pareti dello studio sono interamente dedicate all’amico Lucio Fontana, “né pittore, né sculture, né architetto, ma tutto insieme: un creatore di ambienti”, che i coniugi andavano a trovare quasi ogni sabato nello studio di via Monforte, dove si arrovellava dietro geniali invenzioni, fino alla nascita dei tagli (ce ne sono due). La sala del Novecento ospita Carrà, nel corridoio che porta al bagno c’è un Boccioni, poi c’è la stanza di Sironi, quella del Gruppo Corrente, sette Morandi e sei De Pisis. Un posto pazzesco, arredato benissimo con mobili anni Trenta in parte originali (come il giradischi), folle ed eccentrico come i suoi proprietari che accolgono il visitatore all’ingresso ritratti insieme a due dei nove gatti che tanto amavano. Prima o dopo la visita lasciatevi cullare dall’audio storia che trovate sul sito www.storiemilanesi.org dedicato alle appassionanti vicende personali e professionali di sedici personaggi milanesi. 

Casa museo Boschi Di Stefano, via Jan 15, martedì-domenica 10-18.

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