L’arazzo del Re

Se ancora non siete stufi di Leonardo super star o non avete approfittato delle celebrazioni per i 500 anni della morte del maestro che in città hanno portato decine di eventi – alcuni non imperdibili, diciamolo -, vi consiglio una chicca: una piccola mostra, molto adagio, gratuita, che si vede anche in 15 minuti, e racconta una bella storia. E’ allestita nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale (fino al 17 novembre) ed espone una delle prime copie del Cenacolo nella storia dell’arte: uno splendido arazzo che riproduce in scala 1:1, quindi su un tessuto lungo 10 metri e altro 5, la famosissima Cena diventata icona già nei primi anni del ‘500, ispirando nei secoli migliaia di riproduzioni e interpretazioni.

Premessa necessaria: non sono un’appassionata di arazzi, al contrario tendo a non guardarli nemmeno quando sono esposti in un museo, ma questo è davvero impressionante. Osservate i dettagli, tanto vivi quanto quelli dell’originale (anzi di più dal momento che il dipinto è in gran parte danneggiato). E’ un pezzo unico, che esce per la prima volta dai Musei Vaticani grazie alla lungimiranza di Pietro Marani, esperto curatore della mostra, che dopo un passaggio al Castello di Amboise dove Leonardo trascorse gli ultimi anni della sua vita, lo porta a Milano in un inedito dialogo con l’opera originale realizzata nel 1499 nel refettorio di Santa Maria delle Grazie.

A commissionare l’arazzo furono Francesco I Re di Francia e la madre Luisa di Savoia che, innamorati di un dipinto non trasportabile, pur di averlo decisero di ordinarne una copia. Furono così incaricati abili artigiani fiamminghi che realizzarono il prezioso manufatto con fili di seta, oro e argento. Eppure, pochi anni dopo averlo ricevuto, Francesco I lo regala a papa Clemente VII in occasione delle nozze del figlio Enrico D’Orleans con la di lui nipote Caterina de’ Medici. L’arazzo fu così spedito in Vaticano, dove tuttora è conservato e da cui non è mai uscito fino a ora. A Milano arriva dopo un importante restauro che ha permesso agli studiosi di anticipare la sua datazione agli anni 1516-1519, quando ancora Leonardo era in vita, lasciando ipotizzare che il maestro abbia potuto visionare almeno il cartone preparatorio.

E’ un’opera di grande impatto, soprattutto nell’allestimento essenziale nella Sala delle Cariatidi che favorisce l’immersione e la fruizione lenta. L’arazzo è accostato a un tableau vivant del filmmaker Armondo Linus Agosto (cui ha collaborato anche Dante Ferretti) che mette in scena l’annuncio di Gesù agli apostoli (“Qualcuno di voi mi tradirà”), due arazzi di Bramantino del Castello Sforzesco e una piccola sezione sui re di Francia e sui castelli dove l’arazzo potrebbe essere stato esposto prima di partire per l’Italia.

“Il Cenacolo, ispirazione senza tempo”, fino al 17 novembre, Palazzo Reale, ingresso libero.

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