Due belle mostre per l’autunno

L’autunno mette un po’ il magone, è vero, e i primi giorni di pioggia sono una discesa agli inferi per chi come me soffre di meteoropatia. Ma guardiamo il lato positivo: il freddo porta anche le caldarroste, le calze a righe, il vino rosso e le scanalate su Netflix alla ricerca delle serie tv perfetta. E non è finita: in ottobre la smania da weekend fuori porta si affievolisce, lasciandoci liberi di prendercela comoda in città. Sono quei pochi fine settimana in cui i milanesi, solitamente posseduti dalla sindrome del moto perpetuo, finiscono per stare a casa. Finalmente. E così, per riempiere i pomeriggi d’autunno senza deprimersi, consiglio due belle mostre fotografiche, diversissime fra loro ma entrambe da non perdere.

USA. New York City. 1955.

La prima è “Family” di Elliott Erwitt, ritratto ironico e corale della famiglia moderna vista dall’occhio di uno dei maestri della fotografia contemporanea, il novantunenne americano (di adozione) – è nato a Parigi e fino a dieci anni è cresciuto a Milano, poi espatriato negli Stati Uniti per fuggire alle leggi razziali -, entrato alla Magnum nel 1953, di cui fu presidente per ben tre mandati. La mostra – al Mudec fino al 15 marzo 2020 – è un percorso di sessanta immagini che indaga un tema con cui ognuno di noi deve fare i conti, facendo riflettere sulle trasformazioni della famiglia negli ultimi cinquant’anni e sulle sue infinite declinazioni: dalla casalinga degli anni Cinquanta all’amore incondizionato per gli animali anche non propriamente domestici come il cavallo o l’orso (ammaestrato). Una carrellata di scatti dove immagini private poco conosciute si mescolano a fotografie arcinote come la geniale intitolata Felix, Gladys e Rover (nella foto grande) che ritrae un alano, una modella e un chihuahua da un’insolita angolazione, quella del cagnolino più piccolo, esaltando il contrasto di scala dei soggetti. E ancora i matrimoni nudisti, il bacio rubato degli innamorati, la coppia di sposini con il terzo incomodo e il commovente ritratto di Jackie Kennedy al funerale di JKF, con la lacrima intrappolata nella veletta nera. Assolutamente da vedere.

Skye Meaker

La seconda è Wildlife photographer of the year, spettacolare viaggio nel mondo della natura che raccoglie le cento fotografie premiate dal più prestigioso concorso di foto naturalistiche indetto ogni anno dal Museo di Storia naturale di Londra (54° edizione). Sono reportage da tutte le latitudini e raccontano un mondo fragile, minacciato dall’uomo e dall’inquinamento e popolato da animali talvolta a rischio, selvatici o in cattività che fotografi professionisti ritraggono dopo ore o giorni di appostamenti. I servizi sono commoventi, talvolta mozzafiato, realizzati anche da fotografi poco più che adolescenti come Skye Meaker che ha solo 16 anni ed è riuscito ad acchiappare lo sguardo assonnato del leopardo al risveglio (nella foto sopra) nella Mashatu Game Riserve del Botswana. Bellissime immagini, accompagnate da utili didascalie che non solo spiegano la tecnica con cui sono state realizzate ma l’emozione che si nasconde dietro a scatti spesso di denuncia, colti a fatica e frutto di avventure rischiose, lenti avvicinamenti o colpi di fortuna. Non perdetela, è un po’ come fare un piccolo safari restando in città. La mostra è aperta fino al 20 dicembre negli spazi della Fondazione Luciana Matalon (Foro Bonaparte 67).

Sue Forbes

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