Tutta un’altra musica

Ogni incontro è monografico e viene preparato nei minimi dettagli come fosse un copione teatrale. La serata inizia con l’esecuzione del brano integrale (al massimo quindici minuti), seguito da un viaggio di un’ora in cui nota per nota il pianista compie una sorta di visita guidata in chiave interdisciplinare alla partitura. Procedendo a ritmo serrato una battuta dopo l’altra fa esplodere le frasi con un mare di parole, cantate e recitate, che danno un senso nuovo alla musica svelando la ricchezza delle trame che si nascondono anche dietro motivi apparentemente semplici. Lo spettacolo si conclude con una seconda esecuzione del brano tutto di fila ed è allora che arriva il vero stupore: è come prendere a prestito l’orecchio di un pianista e ascoltare per la prima volta tutta un’altra musica!

Se leggendo la descrizione vi è venuta in mente la pratica dello slow looking non avete sbagliato. Questo è una sorta di slow listening, anche se si svolge a teatro e sono serate con un tensione travolgente che con la lentezza non ha niente a che fare. Sono le lezioni-concerto di Emanuele Ferrari, spettacoli teatrali dove il pianista e divulgatore musicale mette letteralmente in scena un brano di musica classica con l’intento esplicito di sviscerarne ogni sfumatura accompagnando il pubblico oltre il godimento immediato che una melodia genera per cogliere il significato profondo della partitura anche più complessa. Il tutto intrecciando parole e musica, citazioni di film e letture, paragonando l’incedere delle note a dipinti e inquadrature cinematografiche, in una cavalcata coinvolgente capace di stregare il pubblico.

E’ un’esperienza che consiglio vivamente. Io sono stata alla prima rappresentazione di un ciclo che conta sei incontri dedicata alla Danza ungherese n.1 di Bramhs, un corpo a corpo con il pianoforte rapido e accattivante come l’incedere di tutta la serata. Se l’obiettivo era farmi entrare nella melodia imparando a sentire quello che di solito non percepisco, direi che la lezione ha fatto centro. Da giorni riascolto la Danza ungherese quasi con ossessione: la dolcezza straziante delle prime frasi della partitura provoca dipendenza.

Emanuele Ferrari, foto di Angelo Ferrillo

Il ciclo è promosso dall’associazione Certe Note e va in scena al Teatro Litta, un posto magico, nascosto dentro l’omonimo palazzo di corso Magenta. Il prossimo appuntamento è martedì 5 con “Il pathos della catastrofe: Debussy”, l’intero programma si trova a questo link, i concerti costano 20 euro, ma è obbligatoria la tessera all’associazione.

Non perdetelo, scoprirete la potenza e la magia della musica. Buon ascolto.

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