Spaesamento da fase tre

I cinema sono ancora chiusi ma nella mia palestra si può giocare a squash, corpo a corpo fra non congiunti molto sudati che si consuma in un box di pochi metri quadrati. E’ possibile (ma teoricamente vietato) mangiare gomito a gomito con gli amici anche in ampie tavolate all’aperto, ma in spiaggia si devono rispettare severe turnazioni all’ombrellone. Al museo si entra con il contagocce – il che è un lusso perché per una volta ci si gode in santa pace tanta bellezza -, ma l’ora dell’aperitivo è un liberi tutti, anche al chiuso, in locali affollati che somigliano molto all’era pre-covid. Stanno per riaprire le discoteche, dove immagino sarà impossibile far rispettare la distanza di sicurezza, eppure continuiamo a vivere con la mascherina e non abbiamo ancora certezza sulla ripresa delle scuole a settembre. Insomma, una gran confusione! Che nella fatica di rimettere insieme i pezzi di una vita rimasta in sospeso troppo a lungo, produce molto spaesamento.

Ho vissuto la fase uno e due con un’inaspettata pazienza e una discreta prudenza. Mi sono lamentata poco, ho rispettato le restrizioni imposte e ho cercato di non coltivare eccessive paure, tenendo a bada la diffidenza verso il prossimo che incontravo quando uscendo di casa svolgevo le funzioni di prima necessità. Ma l’incertezza della fase tre, confesso, iniziata con una sorta di andate in pace ma distanziati, tornate a produrre, consumare, correre, ma facendo attenzione a non avvicinarvi troppo gli uni con gli altri, invece di rimettere in circolo le mie energie, mi sta rendendo di nuovo diffidente, insicura, fragile.

Foto di Chloe Evans, la foto grande è di  Nick Bolton

Mentre combatto l’indolenza che mi è rimasta addosso dopo mesi di solitudine e clausura, ogni giorno mi interrogo su cosa sia meglio fare per conciliare la voglia di rivedere gli amici con la necessità di prestare attenzione, il bisogno di rimettermi in forma con il buon senso di evitare luoghi inutilmente affollati. Poi mi guardo intorno e attonita scopro che le regole del distanziamento sono in parte già saltate, soprattutto nei locali e nei ristoranti dove si coltiva quell’edonismo che tanto ci è mancato, cancellato a marzo dal mantra “restate a casa”. Capisco che l’economia debba ripartire, e anch’io dopo il blackout avrei voglia di brindare alla fine di un incubo, ma da cittadino mi piacerebbe sapere se e come è possibile farlo; se le tavolate a scacchiera dei primi giorni, che riducevano di molto la capienza della sala facendo sedere perfino i congiunti a un metro di stanza, sono già acqua passata oppure sono solo i più fessi a rispettarle. In questi giorni ho visto di tutto, dal super ligio in Brianza, antica locanda di viaggiatori dove hanno disinfettato anche la carta dei vini dopo che l’avevamo consultata, alla giungla dei locali che fanno finta di niente o si limitano a mandare ai tavoli camerieri in mascherina. Di mio, ho deciso che andrò solo dai fessi, che forse prestano perfino più attenzione del dovuto. E non tanto per senso civico – che comunque è un valore -, ma semplicemente perché mi sento più a mio agio.

Elaborazione in corso…
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One Reply to “Spaesamento da fase tre”

  1. Stessa cosa sta succedendo a me. Vedo qualche amico ma, chissà perché, solo di giorno e all’aperto. L’altra sera sono stata costretta ad andare al ristorante al chiuso (diluviava): disinfettante all’ingresso (che dovrebbe diventare obbligatorio e per sempre) menu da consultare con smartphone, distanziamento, tutto molto organizzato, ma non ero pronta e mi è passata la fame (che non è un male dopo il lockdown).
    Tutto quello che mi piaceva fare prima in città, musei, cinema, teatri, quattro passi a veder vetrine, ora non riesco ad apprezzarlo.
    Ho solo un desiderio, stare in mezzo alla Natura, camminare nei boschi, in montagna, o nelle pianure sconfinate, oppure mettermi in riva al mare a leggere un bel libro.
    Cose che mi piaceva fare anche prima ma ora ancora di più.
    Questo confinamento , che tra l’altro ho apprezzato e non ho faticato a seguire, ha come cambiato qualcosa e non so se ho voglia di tornare al prima ma non so nemmeno cosa vorrei dopo.

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