La prima donna in (quasi) tutto

E’ stata la prima a fotografare la Russia negli anni del conflitto mondiale fra bambini che giocano e bombardamenti nazisti, e la prima a ottenere un ritratto di Stalin, perfino sorridente. E’ stata la prima ad sperimentare la fotografia aerea realizzando le spettacolari immagini che chiudono il percorso; la prima a indossare un’uniforme femminile disegnata apposta per lei dalle forze armate americane nel 1942; la prima a scendere nelle miniere del Sud Africa e la prima a seguire la separazione dell’India dal Pakistan, in un viaggio in cui ottiene un ritratto del Mahatma Gandhi poche ore prima della sua morte. E’ stata la prima a riprendere l’orrore dei campi di concentramento nazisti, entrata a Buchenwald nel 1945 al seguito del generale Patton, con duemila tedeschi a cui veniva mostrata la tragedia della shoah. Insomma, è stata la prima in un sacco di cose.

Veduta dall’alto fra la 36th Street e le 8th e 9th Avenues, Garment District.

Perché è stata la prima fotoreporter donna della storia del fotogiornalismo. Una pioniera, senza dubbio la più celebre, diventata famosa con la rivista Fortune, poi con Life di cui fece la copertina del numero 1 – e molte altre ancora. Instancabile e coraggiosa, si buttava a capofitto in ogni storia, rivendicando la sua femminilità, che accentuava indossando completi eleganti che divennero leggendari. E’ Margaret Bourke-White, nata a New York nel 1904, scomparsa nel 1971 dopo una lunga lotta contro il Parkinson che un intenso reportage riporta alla fine della mostra. Foto commoventi, allestite davanti a una video intervista nella sua casa in Connecticut in cui Margaret ha l’aria della casalinga mentre racconta avventure mirabolanti.

Passeggiare per le sale dell’esposizione “Prima, donna” che a Palazzo Reale la celebra la grande reporter è come sfogliare un libro di storia. Con in più l’intensità degli sguardi delle persone che la storia inconsapevolmente l’hanno fatta giorno dopo giorno, perché sono state discriminate, uccise, perseguitate, o perché hanno lottato per i loro ideali. Era impossibile fare una mostra brutta con gli scatti della Bourke-White (100 divisi in 11 sezioni). Forse non è originalissima, ma comunque è una gioia per gli occhi vedere o rivedere queste immagini che rasentano la perfezione formale e stilistica. Oltretutto accompagnate dalle sue stesse parole che completano un allestimento elegante ed essenziale.

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