Il maestro del cinema a Monza

Se amate il cinema, prima che un secondo lockdown torni a sconvolgere le nostre vite, approfittate della sicurezza dei musei – fra luoghi più controllati – per andare a Monza a vedere la mostra su Alfred Hitchcock curata da Gianni Canova: uscirete con una gran voglia di rivedere tutti i suoi oltre cinquanta film – di tempo, temo, ne avremo -, magari scavando nella filmografia per ripescare titoli meno noti come “Il club dei 39”, “Giovane e innocente” e “Numero diciassette”, girati negli anni inglesi quando il maestro della suspence ancora non era stato scoperto da Hollywood. Oppure puntando ai super classici senza tempo, dove il ritmo è costruito con tanta efficacia da acchiappare l’attenzione dello spettatore anche all’ennesima visione.

Finestra sul cortile

A scanso di equivoci, confesso che il mio amore per Hitchcock è quasi maniacale e risale ai tempi dell’università quando, insieme a mio padre, ho visto quasi tutti i film grazie all’iniziativa di un quotidiano che ogni settimana vendeva in allegato una videocassetta. Mi appassionai subito al suo stile elegante, alle inquadrature che parlano, al racconto ridotto all’osso che ricorda la scrittura di Simenon dove ogni immagine superflua è un indizio… Un cinema costruito solo per fotogrammi, dove le parole sono totalmente secondarie. Il passo successivo fu leggere la straordinaria intervista che gli fece Francois Truffaut negli anni Sessanta – Il cinema secondo Hitchcock -, libro cult, definito il più divertente libro sul cinema mai scritto, che mette a confronto due giganti e insegna un sacco di cose sulla settimana arte. La tesi di laurea venne di conseguenza.

Il sospetto

Questo inciso è per dire che senza dubbio sono di parte, ma la mostra la consiglio lo stesso. Oltre a essere l’occasione per una gita fuori porta a soli 30 chilometri da Milano, è un percorso divertente che a partire dai film realizzati con la Universal Picture, ripercorre la sua lunga carriera con foto di scena e ritratti sul set, le sue apparizioni come comparsa nelle pellicole, prima per mancanza di figuranti poi per gioco – “bisogna che arrivi nei primi cinque minuti del film per non distrarre lo spettatore”, diceva -, la complessità di alcune inquadrature passate alla storia come la scena della doccia di Psyco e la sua ossessione per la suspence, costruita fin dalle prime inquadrature. Con brevi video di approfondimento in cui Canova spiega alcuni capolavori: la Finestra sul cortile, metafilm sul cinema, la Donna che visse due volte, uno dei suoi film più psicologici, Psyco, Gli Uccelli e Marnie.

La mostra è all’Arengario – Piazza Roma, ingresso 7 euro -, nella zona pedonale di Monza, a due passi dal Duomo. Se non siete mai stati prenotate la visita alla cappella Teodolinda dentro il Duomo, l’unica che conserva gli affreschi originali di inizio Quattrocento che raccontano le vicende della sovrana longobarda. Nell’altare della cappella è custodita la corona ferrea.

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