Scozia, una vacanza ai confini del mondo

L’idea mi frullava in testa da un po’, ma la pandemia mi ha costretta a rinviare i programmi. Poi quest’anno, prima ancora che esplodesse il caldo del secolo, ho deciso che il viaggio estivo l’avrei fatto in Scozia, nonostante le incertezze (su tutte una, più che legittima: e se piove 15 giorni?). Per non rischiare troppo ho organizzato un giro che prevedesse anche qualche giorno in Inghilterra, in modo da non puntare tutto sulle latitudini quasi polari. Il risultato? Un viaggio emozionante in un paese in gran parte disabitato, da cui ho portato a casa la quiete dei tramonti alle nove di sera, i colori cangianti del mare, gli animali che pascolano liberamente, la sensazione inebriante di essere arrivata là dove la terra finisce e il sorriso degli scozzesi che ti salutano per strada con insolito calore. Al di là di qualunque previsione ho apprezzato la connessione internet a singhiozzo, il cielo per lo più coperto, il vento del Nord e i piumoni sul letto in agosto. Ecco alcune considerazioni su questa bellissima avventura.

Il clima. Era il principale timore e credo che sia il motivo per cui nei paesi del Nord gli italiani vanno poco. Ma nell’estate più calda di sempre mai scelta fu tanto azzeccata. Al primo freddo nel Lake District, un posto che sembra uscito da un libro di fiabe, ho provato un brivido di piacere. Poi ho scoperto il potere riposante del cielo coperto in vacanza. Le nuvole tolgono colore e brillantezza al paesaggio, è innegabile, e quando esce il sole ti si apre il cuore e pensi a come sarebbe meravigliosa questa terra ai confini del mondo se ci fosse bel tempo – quanta gente ci sarebbe??? -, invece le nuvole che si muovono tutto il giorno cambiando ogni ora la luce sono una carezza che non conoscevo. Riducono l’ansia da prestazione che mi assale nelle giornate di sole e attutiscono le sensazioni facendo scivolare via le ore più dolcemente. Alla lunga stancano, ma due settimane si sopportano. In quanto alla pioggia siamo stati fortunati: ha piovuto un paio di volte e non più di un’ora di fila. Ovviamente nei momenti più sbagliati.

La quiete. Se cercate mete lontane dalla folla agostana, la Scozia è il posto che fa per voi. Tolte le poche città turistiche, i paesi dove si arriva dopo lunghe ore di macchina sono quasi inesistenti. Un agglomerato di case di legno in mezzo al nulla, un albergo o poco più, un paio di ristoranti, un pub. Niente baretti per l’aperitivo, niente struscio sul lungomare, niente divertimenti. Per qualcuno un incubo, per altri un regalo. La quiete della sera, l’impossibilità di scegliere fra troppe opzioni, il calore degli alberghi, uniche luci accese nella notte, è stato davvero riposante. Come le spiagge deserte dove si cammina e si respira il vento del Nord. In Scozia il mare si guarda e basta, apprezzandone il colore cangiante dell’acqua che spesso si tinge di verde per il riflesso delle colline e delle scogliere ricoperte di prato. Al Nord, dove il mare è meno algoso, i giochi della marea creano isole di sabbia bianca che cambiano forma a seconda dell’ora della giornata. Uno spettacolo.

Il cibo. In dieci anni la Gran Bretagna ha fatto passi da gigante nel campo della ristorazione. Certo, i menù restano monotoni e pasticciati, ma quasi ovunque la qualità degli ingredienti è alta e la scelta sufficientemente ampia da garantire ovunque un’alternativa al “fish and chips” . Il salmone è favoloso, affumicano e non, diversissimo da quello che mangiamo in Italia, il formaggio di capra eccellente, le aragostine divine, gli scones con il burro salato e la marmellata una garanzia, i dolci al rabarbaro una gioia (perché in Italia non li fa nessuno?). Ho trovato celestiale la crema pasticciera con cui servono apple pie e crumble: arriva in un bricco a parte, abbondantissima, da mangiare a cucchiate. E ovviamente la birra.

Gli animali. Tanti, liberi e in ottima salute, incontrare gli animali è sempre una festa. Se si gira il paese in auto capita continuamente di vedere mucche, capre e pecore che ruminano felici a bordo strada. Con un po’ di fortuna si possono avvistare cervi e cerbiatti, il mare è pieno di foche, delfini e balene, e nelle isole ci sono le orche marine. Un safari permanente.

Il percorso. E’ da organizzare perché l’offerta turistica in alcuni posti è minima e in alta stagione gli alberghi si riempiono. Io ho scelto di spingermi fino all’estremo Nord dove il clima è più ventoso e freddo, la popolazione quasi inesistente, i paesi pochi, gli alberghi e i ristoranti ancora meno. Ma la strada “North Coast 500” che fa tutto il giro delle Highlands da Inverness a Oban è uno spettacolo che vale la fatica del viaggio (spesso la strada è a una sola corsia da dividere in due sensi di marcia). Sono terre incontaminate dove la presenza dell’uomo è quasi inesistente e il paesaggio ha un aspetto preistorico, a volte perfino inquietante. Si può scegliere di camminare per ore (o giorni) nei boschi, visitate i castelli, ammirare le cascate, andare a caccia di delfini o solo gironzolare qua e là. Se volete un suggerimento, questo è il mio giro (2700 chilometri in macchina, più due treni, un traghetto e un aereo): Londra, Lake District, Edimburgo, Sant’Andrews, Dundee, Nairn, Thurso, Tongue, Durness, Ullapool, Sky, Glenhiug, Oban, Loch Lomond, Helensburg, Carlisle, Liverpool, Londra.

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