L’abbazia senza monaci

Anche se i monaci se ne sono andati due anni fa, dopo un tentativo di rianimare l’abbazia disabitata da cinquant’anni, l’atmosfera è sempre magica. Immersa nel verde, alle porte di Opera (pochi chilometri dal centro di Milano), è un perfetto adagio urbano per una domenica autunnale: basta lasciare la strada principale – via Ripamonti – e infilarsi fra i primi campi del Parco Sud per dimenticare la città, il rumore, la fretta e i crucci che quotidianamente ci affliggono. Poi, dal niente, mentre si sta assaporando il piacere di uno sguardo che si perde all’orizzonte senza interruzioni, sbuca d’improvviso l’Abbazia di Mirasole, solitaria, imponente e silenziosa.

L’ingresso è libero, le visite guidate su prenotazione, interessanti ma non necessarie. Veniteci con calma, nel fine settimana, che tanto qui la folla è un concetto che non esiste. Passeggiate nel chiostro, salendo al primo piano dove si vedono ancora i graffiti dei ragazzi che hanno studiato in queste stanze nel Seicento. Visitate la piccola chiesa, che conserva solo gli affreschi originali dell’abside, realizzati con colori naturali, bevete un caffè alla bottega solidale seduti in un tavolino all’aperto e passeggiate nel frutteto sul retro, dove c’è perfino una piccola coltivazione di zafferano.

E per saperne di più c’è una mostra che racconta otto secoli di storia travagliata di un’abbazia fondata nel 1300 dagli Umiliati. Dopo due secoli di splendore, alla fine del 1500 la vita monastica terminò e tutti gli edifici furono destinati ai contadini; nel 1797 il complesso fu ceduto all’ospedale Policlinico da Napoleone Bonaparte, fino ai giorni nostri quando nel 2013 i monaci Premostratensi provarono a farla rivivere. Doveva essere l’avamposto per la diffusione dell’ordine in Italia, ma i dodici religiosi arrivati dalla Francia per prendere possesso delle celle che si affacciano sul bellissimo chiostro (nella foto) rinunciarono in fretta: tra malattie, partenze per il Sudamerica (due erano cileni), abbandoni dell’ordine e rientri in famiglia, in due anni passarono da dodici a due e decisero di lasciare. Ora ad animare il complesso ci sono Progetto Arca e Progetto Mirasole con un programma di accoglienza e integrazione per famiglie in difficoltà. E nella chiesa di Santa Maria Assunta il parroco è tornato a dire messa tutti i giorni.

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