Aperitivo scicchettone

Rallentare nel mese di dicembre è francamente impossibile, tocca ammetterlo perfino a me che professo adagi urbani in bicicletta, passeggiate con il naso all’insù, safari a caccia di bellezze nascoste (e manifeste). Il Natale scombina tutto, si sa, il traffico è sfinente, le cose da incastrare negli angoli di vite già sovraccariche troppe. E poi i regali, i menu, i brindisi, i mille saluti preceduti delle solite promesse “almeno cerchiamo di farci gli auguri per Natale”. E allora come sopravvivere? Concedendosi un lusso lontano dalla folla, che non abbia bisogno di lunghi spostamenti. Come l’aperitivo nell’elegante bar del Mandarin Oriental, albergo cinque stelle dietro via Manzoni (via Andegari 9), clientela internazionale, mediamente molto facoltosa, atmosfera chic, personale cortese e discreto, qualità alta così come i prezzi.

Se amate i grandi alberghi – io ne sono affascinata -, crocevia di mondi, storie, persone che per puro caso si trovano a convivere per qualche ora, o qualche giorno, sotto lo stesso tetto, non perdetevi questo indirizzo: moderno ma non anonimo, elegante ma non pacchiano, dove la clientela dell’albergo si mescola con i milanesi che lavorano in zona e chiudono la giornata con un bicchiere di vino nel bel cortile in estate, al banco del bar in inverno. A differenza di quanto si possa pensare, infatti, il bar è aperto a tutti, senza selezione all’ingresso né dress code: non lasciatevi intimidire dalla presenza del valletto al cancello, vi saluterà con cortesia indicandovi la strada per il bar.

C’è da dire che rispetto all’aperitivo milanese i prezzi sono triplicati, ma per chi come me detesta l’happy hour, sinonimo di ressa, cocktail mediocri e un buffet carico di pasta fredda al salmone e insalata di farro, e alla quantità preferisce la qualità questo è il giusto lusso da concedersi una volta ogni tanto. Noi abbiamo bevuto al banco (non c’erano più tavoli disponibili) davanti allo spettacolo dei due barman che volteggiavano fra bottiglie di gin e moderni alambicchi per cocktail dai nomi esotici. Abbiamo ordinato due calici di vino che sono arrivati accompagnati da patatine fatte in casa, taralli e olive giganti e un piatto di ottimi assaggi di cui abbiamo fatto il bis senza neanche chiedere (in cucina c’è lo chef stellato Antonio Guida che dirige i lavori sia del ristorante Seta che del bistrot). Conto totale: 38 euro in due.

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